• Calici Rosa

Alberto Vaona. Azienda Vaona Odino

Le interviste dei Calici Rosa e il Coronavirus


Il nostro viaggio virtuale nell’Italia del vino continua e ci porta in una delle zone vitivinicole più rinomate del nostro Paese: la Valpolicella. Questa terra, oggi famosa soprattutto per l’amarone e il recioto, veniva già citata da Plinio e da Marziale nei propri scritti per la qualità dei vini che vi si producevano. Oggi, in particolare, siamo contente di ritrovare Alberto Vaona, uno dei titolari dell’Azienda Vaona Odino, situata nel cuore della zona storica della Valpolicella, nel comune di Malgatara di Marano di Valpolicella.

  1. Alberto,in questo momento di grande emergenza sanitaria dovuta al Coronavirus, in cui anche a livello economico si stanno avendo grandi ripercussioni,ci descrivi come è attualmente la situazione sul vostro territorio? In questo particolare periodo, come credo in ogni parte del mondo, l’economia in generale ha subito un tracollo. L’export e il mercato italiano sono bloccati e l’unica risorsa sono i privati che però, causa Coronavirus, utilizzano le loro risorse finanziarie per acquistare beni di prima necessità. Le piccole realtà come la nostra, sono praticamente ferme. Il calo delle vendite è stato repentino e da quando è iniziato il “lockdown” si sono vendute poche bottiglie. Stanno sopravvivendo solo le aziende che forniscono i supermercati.

  2. In Valpolicella i Consorzi di tutela che ruolo stanno avendo? Hanno intrapreso qualche iniziativa particolare? Sinceramente non ci sono giunte notizie particolari al riguardo. Questo però non si significa che non se ne stiano occupando. Magari siamo noi a non esserne a conoscenza.Sappiamo invece che l’associazione vignaioli indipendenti FIVI, di cui facciamo parte, si è già mossa inviando richieste ai ministri di competenza.

  3. Ad oggi hai già ricevuto aiuti dallo Stato o dall'Unione Europea? Ad oggi abbiamo ricevuto il contributo di 600,00 Euro come tutti gli autonomi con partita Iva. Sappiamo che, anche se con molto ritardo, si sta muovendo anche l’Unione Europea. La nostra azienda sta pertanto sopravvivendo con ciò che ha messo da parte in questi anni. Inoltre, c’è da dire che la natura non è entrata in “lockdown” e sta seguendo il suo regolare corso. A settembre poi ci sarà la vendemmia che porterà altro vino nella nostra cantina e, se la situazione non si sbloccherà, rischiamo di avere ancora nelle cantine tutto quel vino che, in una normale situazione, sarebbe stato venduto in questi mesi. Non siamo attrezzati con cisterne in più per contenere altro vino e tanto meno abbiamo ulteriore spazio per le bottiglie.Una situazione che sarebbe davvero difficile da gestire.Inoltre, quei vini che andrebbero commerciati nell’annata, rimanendo in cantina e con il passare dei mesi, diventerebbero poi difficili da vendere perché subentrerebbe la nuova annata, quindi verrebbero considerati troppo “vecchi” dal consumatore.

  4. Quali ritieni quindi che potrebbero essere gli interventi più urgenti per aiutare le aziende e il mercato? Secondo me il mercato deve ripartire al più presto. Ovviamente, in tutta sicurezza per la salute collettiva, ma dobbiamo farlo, anche perché da ciò che si percepisce è una situazione con la quale dovremo convivere per ancora molto tempo.

  5. La Coldiretti invita gli italiani a prediligere il consumo di prodotti del nostro paese, cosa ne pensate?vedete la attuale situazione del mercato? Credo che sia giusto prediligere i prodotti “made in Italy” a sostegno della nostra economia, soprattutto quelli a km zero. La nostra agricoltura è tra le più controllate di tutta la filiera: dalla produzione in campagna fino alla vendita al dettaglio. Controlli che in altri paesi non ci sono. Tutto ciò comporta naturalmente avere un prezzo finale del prodotto più elevato e quindi poco competitivo rispetto ad altri, ma la sicurezza su ciò che mangiamo non ha prezzo.


Con una punta di orgoglio per la produzione nostrana è quindi prioritaria, per Alberto Vaona, la necessità di ripartire al più presto per cercare di non compromettere tutto il lavoro fatto e non pregiudicare la futura vendemmia. E come si dice da queste parti: “A ci no ghe piase el vin el Signor ghe cava l’aqua” (Dio tolga l’acqua a chi non piace il vino).

3 maggio2020



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